La prima breccia sul segreto bancario, l'UBS cede agli USA: rivelerà il nome di 4450 clienti

Caduto “parzialmente ” il segreto bancario gli evasori tremano. Tremano anche quelli italiani: nei primi 9 mesi del 2009, sono stati accertati 3,3 miliardi di euro evasi.

UBS: Il Governo svizzero si disimpegna e cede le sue quote azionarie.

Union de Banques Swisses

Union de Banques Swisses

ROMA – Anche le montagne più alte possono essere scalate, è solo questione di tempo, e il tempo è venuto anche per una delle Banche più sicure e più inespugnabili del Mondo, dal punto di vista del segreto bancario. Infatti, il colosso bancario svizzero UBS (Union de Banques Swisses), a seguito di un’inchiesta condotta dall’Internal Revenue Service, per frode fiscale negli Usa, ha evitato in extremis il processo penale e per questo motivo dovrà rivelare i nomi di 4.450 clienti titolari di conti.

L’accordo è stato siglato tra Berna e Washington e salva formalmente la faccia di entrambi i contendenti: da una parte, accontenta il fisco americano che ottiene di fatto l’assenso delle autorità svizzere a indagare sui clienti di altre banche della Confederazione elvetica; dall’altra salva la faccia e l’orgoglio del sistema finanziario elvetico, preservando formalmente il segreto bancario. L’intesa siglata nella capitale Usa prevede, che l’Ubs deve trasmettere all‘Internal Revenue Service Usa i nomi di 4.450 clienti in odore di evasione, e che i dati non saranno offerti in pasto alla giustizia americana, ma saranno forniti con una adeguata assistenza giudiziaria della Banca che collaborerà con l’Agenzia delle Entrate americana e quindi manterrà in qualche modo il segreto bancario.

La transazione evita a UBS di pagare una multa di 780 milioni di dollari e consente al fisco di scrutare nei Conti Correnti dei presunti evasori per una somma stimata tra i 15 e i 18 miliardi di dollari. Un compromesso che soddisfa, l’esigenza degli stati di perseguire sempre più efficacemente gli evasori che nascondono i loro “tesori” nei cosiddetti “paradisi fiscali” e la tutela possibile del segreto bancario.

Si è aperta una “breccia” che rappresenta un primo passo verso una nuova era, nei rapporti tra le autorità fiscali e le banche svizzere e mette in piedi una procedura che va nello spirito di collaborazione tra gli istituti bancari che si impegnano a fornire assistenza su conti, che si sospetta di essere legati a frodi o evasione, pur garantendo il segreto bancario, a tutela della privacy dei loro clienti che non commettono reati.

La Svizzera ha evitato un conflitto giuridico, mettendo in salvo la sua sovranità rispetto a quella degli Stati Uniti, ma nello stesso tempo il Consiglio Federale (il Governo svizzero) ha annunciato che si disimpegnerà “integralmente” dall’UBS, e che a tale proposito ha incaricato un consorzio bancario di dismettere 332,2 milioni di azioni Ubs, pari al 9,00%.

Giulio Tremonti

Giulio Tremonti

E in Italia? In attesa “dell’eurofisco“, nonostante tutti i condoni fiscali e tutti i condoni per i rientri di capitali non dichiarati dall’estero, tremano anche gli evasori italiani. Infatti, la Guardia di Finanza ha reso noto una serie di dati: Nei primi sette mesi del 2009, sono stati accertati redditi evasi, attraverso operazioni evasive ed elusive all’estero, per 3,3 miliardi di euro; di questi, oltre 600 milioni di euro sono stati nascosti al fisco da persone fisiche e imprese che hanno falsamente localizzato all’estero la propria residenza o la sede della propria attività, mentre 1,1 miliardi di euro sono stati “scovati” nelle transazioni e nelle operazioni finanziarie con i così detti “paradisi fiscali”; i rimanenti 1,6 miliardi evasi appartengono a imprese estere che non dichiaravano nulla al fisco italiano nonostante operassero stabilmente nel nostro Paese.

In Italia il fenomeno dell’evasione fiscale è endemico e quello dei paradisi fiscali è una regola, perseguire evasori e elusori diventa sempre più un problema e lo è anche e soprattutto perché purtroppo, conviviamo con le “mafie” che di queste cose vivono e vegetano. Chiederà il Governo Italiano del Presidente Silvio Berlusconi e il suo Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, all’UBS e alle altre Banche svizzere di “aprire” i conti dei grandi evasori-elusori italiani?

2 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Figuriamoci se in Italia si uguale. Contutti i condoni che ci sono stati circa il rientro dei capitali dall’estero, nessuno ci pensa proprio anche perchè ormai chi doveva ripulire i soldi lo ha fatto.

  2. Nel caos della crisi causa ed effetto dello stesso, mi sono imbattuto nella teoria del caos fisico-matematica, che viene applicata da anni alla finanza, come metodo “eretico” di studio dei mercati. mercati finanziari sono dei sistemi le cui dinamiche appaiono tutt’oggi ignote alle scienze e prive di spiegazioni definitive. Questo perché i fattori che influenzano il mercato non solo sono innumerevoli, ma soprattutto perché l’influenza che essi esercitano varia e produce effetti differenti nel tempo, oppure effetti analoghi ma di differente intensità. Capita poi che determinati fattori che hanno sempre influito improvvisamente perdano d’influenza, o addirittura che producano effetti contrari. Un altro aspetto fondamentale è che nei mercati le variabili del tempo e della velocità sono di primaria importanza, e determinano la differenza fra un buon investimento e uno cattivo, fra un guadagno e una perdita.La teoria del caos è stata anche utilizzata nelle critiche al Capital asset pricing model (CAPM). Il CAPM basa i suoi principi sul modello del mercato efficiente (IME), mentre la Teoria del caos contesta i principi di questo modello e la figura dell’investitore razionale, e soprattutto che il prezzo di un titolo sconti immediatamente tutte le informazioni che pervengono dal titolo stesso.
    Secondo i teorici gli investitori non reagiscono alle informazioni man mano che le ricevono, ma hanno memoria dei fatti passati, di quello che è accaduto. I mercati funzionano secondo un’ottica dinamica e non lineare. Viene contestato anche l’indice beta, per le difficoltà che incontra da solo a misurare il rischio di un titolo. Troppi sono i fattori che possono inficiarlo e le diverse modalità di calcolo complicano ancora di più la questione. Viene proposta l’esigenza di avere altri indicatori, come l’indicatore h che distingue una serie causale da una normale. Se ha valore uguale a 0.5 è causale, se maggiore sarà di tipo non normale. davvero un caos, ma meno illogico di quanto la parola intenda….

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