Eboli – Il Liceo Scientifico ricorda Giancarlo Siani cronista de "il Mattino", assassinato dalla camorra

Antonio Manzo

Antonio Manzo

Martedì prossimo, 31marzo, il Liceo Scientifico di Eboli ricorda Giancarlo Siani, il cronista de Il Mattino ucciso dalla camorra nel settembre del 1985. Nel cinema Italia di Eboli sarà proiettato il film di Marco Risi “Fortapasc”.

Il film racconta la figura umana e professionale del giovane cronista che a ventisei anni pagò con la vita il suo impegno contro la criminalità organizzata è il primo vero riconoscimento a Giancarlo Siani, ma è anche un “manifesto” a favore dei 40mila giornalisti precari che sostengono l’informazione italiana: subito dopo la proiezione del film, organizzato dal Preside del Liceo Scientifico Baldassarre Chiaviello, si svolgerà un dibattito al quale prederanno parte il Sostituto Procuratore della Repubblica di Salerno, Carmine Olivieri e Antonio Manzo, giornalista inviato speciale de Il Mattino, autore di decine di inchieste giornalistiche sulla camorra e il malaffare.

Baldassarre Chiaviello

Giancarlo Siani era un giovane cronista. Iniziò la sua carriera collaborando con il periodico “Osservatorio sulla camorra”. Cominciò a scrivere per il Mattino, come corrispondente da Castellammare di Stabia: in particolare lo appassionavano i rapporti e le gerarchie delle famiglie camorristiche che controllavano Torre Annunziata e dintorni. Il giovane Siani aveva ottenuto un contratto come corrispondente per il quotidiano “il Mattino” di Napoli, ma come tutti o quasi tutti lavorava a tempo pieno come giornalista “abusivo” sperando in una definitiva assunzione.

Dalle colonne del Mattino denunciò le attività dei boss locali, in particolare di Valentino Gionta, che aveva costruito un business basato sul contrabbando delle sigarette. La decisione di eliminarlo da parte della camorra fu presa un giorno di ferragosto del 1985. In un articolo pubblicato due mesi prima, il 10 Giugno del 1985, Siani aveva scritto che l’arresto del boss Valentino Gionta era stato reso possibile grazie a una “soffiata” ai carabinieri da parte di esponenti del clan Nuvoletta.

La sera del 23 settembre 1985, i killer della camorra lo uccisero dopo averlo aspettato sotto casa per ore. Che cosa aveva scoperto che non aveva ancora scritto? Che cosa aveva scritto di così pericoloso da essere  ucciso? Quel giorno spensero la vita di un giovane che riuscì a coniugare il principio di libertà e il principio della responsabilità.

Fu un irresponsabile?

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