Zona industriale, per gli espropri comune a picco

Il Comune di Eboli a rischio dissesto. Deve corrispondere ai proprietari 15 milioni per gli espropri nell’Area PIP. La Sentenza è esecutiva.

Per Melchionda c’era la possibilità di un accordo extragiudiziale tra imprenditori, comune e proprietari terrieri. Si sarebbe chiuso la vertenza sui 25-30 euro a metro quadro. Tocca agli imprenditori pagare gli aumenti degli espropri.

Comune di Eboli

di Lucia Gallotta

EBOLIAmmonta a 15 milioni di euro il totale degli espropri nella zona industriale. La prima sentenza (5 milioni di euro) è già esecutiva. Il comune di Eboli è stato condannato a pagare gli eredi della famiglia De Martino. Gli altri dispositivi arriveranno tra il 2011 e il 2012. Il rischio del dissesto finanziario è dietro l’angolo. Entro il 30 giugno il sindaco, Martino Melchionda, e l’assessore alle finanze, Pasquale Lettera, devono trovare i 5 milioni di euro per evitare il crack finanziario del comune. Melchionda è in riunione fiume con i suoi collaboratori da diversi giorni.

Avvocati e assessori, tecnici e funzionari comunali, l’amministrazione a guida Pd e Api cerca una via d’uscita: «Entro 20 giorni cercheremo una transazione con il consorzio che gestisce la zona industriale di Pezza Grande – afferma Melchionda – Ribadiamo la nostra valutazione: tocca agli imprenditori pagare l’aumento degli espropri, non al comune. Siamo preoccupati per la prima sentenza da 5 milioni di euro, ma l’allarme vero riguarda le pretese degli altri 11 proprietari terrieri. Nel giro di un anno dovremmo pagare 15 milioni di euro».

Un’altra soluzione viene delineata da Roberto Palladino, consigliere comunale del Pd: «La maggior parte del costo di esproprio è a carico degli imprenditori. Sono loro che usufruiscono dei lotti industriali. C’è stata un’evoluzione normativa che ha quadruplicato i prezzi. Il conto finale lo paga chi beneficia del terreno, non possiamo addebitarlo a tutti gli ebolitani. Non vogliamo stangare nessuno. Stiamo studiando ipotesi anche a favore degli imprenditori. Vorremmo eliminare i vincoli sui lotti così che gli assegnatari potranno vendere o fittare i lotti che occupano, o cambiarne la destinazione d’uso. Non abbiamo altri beni immobili comunali da vendere. L’ufficio legale del comune ci prospetterà una soluzione finale nelle prossime ore».

Ieri mattina, i funzionari comunali hanno mostrato a Melchionda un orientamento giuridico della Cassazione. Se i proprietari terrieri non pagano l’Ici, secondo la Suprema Corte non hanno diritto a nessuna indennità di esproprio. Gli imprenditori che hanno costruito i loro capannoni sui terreni espropriati mettono le mani avanti: «La sentenza parla chiaro, il comune è stato condannato a pagare – spiegava giorni fa Carmine Busillo, esponente del cda del Pip – è inutile ora scatenare una guerra sulla zona industriale. Cerchiamo la migliore soluzione per tutti».

La vicenda è ingarbugliata. Alcuni atti di proprietà sembrano inattaccabili. Il comune non otterrà alcuna rivalsa sugli imprenditori. Su altri atti di proprietà, invece, gli imprenditori possono essere citati in rivalsa. L’area Pip di Eboli nasce alla fine degli anni Novanta. La giunta Rosania espropria i terreni della zona industriale per pubblica utilità. Il prezzo viene fissato a 11 euro al metro quadrato. I proprietari ricorrono al tribunale civile di Salerno e ottengono la revisione dei prezzi. L’esproprio viene fissato a costo di mercato. I terreni non valgono più 11 ma 44 euro a metro quadrato. Il comune viene condannato a pagare la differenza, un aumento quadruplicato.

Ieri mattina, intanto, a Palazzo di Città sono tornati i sindacalisti della Multiservizi: «Abbiamo chiesto al sindaco il pagamento delle mensilità di febbraio, ancora incomplete– spiega Giulio Chiapparone Venerdì mattina, invece, saremo dal prefetto di Salerno per i 7 addetti alle pulizie. Da cinque mesi non percepiscono lo stipendio, oltre la tredicesima, e non abbiamo certezza su quando saranno pagati». Mesi fa, gli addetti alle pulizie subirono già una riduzione dell’orario di lavoro e quindi anche dello stipendio. Ma nemmeno questa soluzione ha risolto il problema. Le due aziende titolari del servizio comunale di pulizia, Aido e Progetto 2000, vantano crediti con il comune per oltre 300 mila euro.

di Lucia Gallotta da il MATTINO

Eboli, 22 aprile 2011

2 commenti su “Zona industriale, per gli espropri comune a picco”

  1. liberiamo l’area PIP, nessuno paga ma tutti mormorano!! Amministrazione da cittadino Ebolitano vi chiedo di cacciarli tutti a pedate….. allucinante. E io Pago. Grazie Rosania sei tutti noi… ovviamente a fare debbiti.

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  2. È ius receptum (Cass., Sez. I, 6 giugno 2003, n. 9097, 10 luglio 2003, n. 10856, 18 gennaio 2000, n. 467) che, nelle controversie conseguenti a rituale conclusione del procedimento ablativo mediante formale decreto di esproprio – come nel caso di specie – l’individuazione del soggetto passivamente legittimato al pagamento dell’indennizzo, a livello strettamente processuale, va effettuata con esclusivo riferimento al decreto di espropriazione. In particolare, è legittimato passivo nel giudizio di opposizione alla stima dell’indennità di esproprio il solo Ente espropriante (nel caso in parola, il Comune di Eboli); soggetti diversi da quest’ultimo, anche se successivamente divenuti beneficiari dell’esproprio, in qualità di assegnatari dei beni, non possono essere considerati nemmeno nel giudizio di opposizione.

    La pretesa del Comune verso soggetti estranei all’espropriazione, né parti nel giudizio di opposizione, per essere fondata, deve basarsi, allora, su un titolo diverso tanto dalla sentenza, ivi compreso il decreto definitivo di esproprio.
    In via generale, il solo titolo idoneo a legittimare un’azione dell’Amministrazione comunale verso i consorziati potrebbe ritenersi la convenzione che, verosimilmente, disciplina i rapporti interni tra le parti, regolando le modalità di trasferimento del bene espropriato dal soggetto pubblico a quello privato ed il godimento del bene stesso da parte di quest’ultimo.

    L’ammissibilità o meno della rivalsa del Comune nei confronti dei Consorziati passa, allora, necessariamente attraverso l’analisi dell’atto che disciplina i rapporti tra le parti.

    Chiaro è, infine, che se la stessa convenzione tra Comune e Consorziati escludesse una qualsiasi forma di responsabilità solidale tra le parti nulla quaestio: sarebbe il Comune a doversi sobbarcare l’intero onere del pagamento dell’indennizzo all’espropriato opponente.

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